Tu vivi sempre nei tuoi atti,
con la punta delle dita
sfiori il mondo, gli strappi
aurore, trionfi, colori,
allegrie: è la tua musica.
La vita è ciò che tu suoni.
E mai ti sei sbagliata,
solo una volta, una notte
che t'invaghisti di un'ombra
- l'unica che ti è piaciuta -.
Un'ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.
venerdì
martedì
venerdì
GREYellow.
- Ti viene mai voglia di lasciare tutto e andare?
- Andare dove?
- Via. Come in quella canzone di...chi era già? Va beh, comunque "pianti tutto e te ne vai".
- Dove? Non capisco dove.
- Dio mio, sei un caso disperato. Ti piace vegetare tra cemento, mobbing da ufficio, guerre di monnezza e decadenza metropolitana? Non ti è mai venuta voglia di cambiare vita?
- Beh, sì, una volta all'asilo, credo. Volevo partire per qualche isola dei Caraibi, abitare su una barca e vivere con ciò che pescavo o coltivavo.
- Avevi l’orto sulla barca?
- Che c’entra, si dice per dire. Volevo scappare da tutto, ero decisissimo, poi però mi pappai un crescione erbe-salsiccia e mi passò ogni voglia di avventura.
- Ma insomma, io ti parlo di sogni, di prendere a calci in culo il tran tran, di colorare case, vicoli e palazzi alla Cocciante e tu non sai fare altro che ascoltarmi con quell’aria da pio bove sconfitto dalla vita.
- E dove vorresti andare? Sentiamo.
- E che ne so? All’avventura. Ho sentito dire che pure Antoine ha lasciato tutto e bordeggia per i Caraibi su un barcone con cui scarrozza i turisti danarosi.
- Antoine fece i soldi cantando di quando gli tiravano le pietre e gli saltava la tramontana. Tu che conto hai in banca?
- Banche! Conti! Mutui! Ici sulla prima Casa! Detassazione delle straminchie aliquote! Ilor, Irpef, Iva, e bastaa! Possibile che non mi sai parlare d’altro? Sei un morto. Non riesci più a sognare. Sei già nella bara e nemmeno te ne accorgi. Devi mandare affanculo questo circo del nulla e partire. Che c’è che non capisci?
- Africa, Brasile, Cuba, Alaska, Terra di Baffin o del Fuoco, si può sapere dove diavolo vuoi andare? Dimmi almeno una meta.
- La meta non ci serve. Si parte e si va dove ci porta il fato. E’ tutto già dentro di noi, quella è la meta da raggiungere. Si viaggia alla ricerca di noi stessi, ti basta come spiegazione?
- Perché dobbiamo cercare noi stessi in qualche luogo esotico e magari faticoso da raggiungere? Non potremo cercarci e magari trovarci alla pizzeria dei Calabresi? Lì fanno cose piccanti straordinarie, poi, ti rimproverano se non pulisci il piatto.
- Bah, non ti rispondo neppure. Cerca di tornare indietro nel passato. Ti ricordi di quando da ragazzi prendevamo i treni senza pagare e senza sapere dove portavano? Non avevamo paura di niente, allora. Dobbiamo ritrovare il coraggio di una volta.
- Guarda che non ho mai preso un treno senza sapere dove andava. E ho sempre avuto una paura fottuta dei controllori delle FS. Anzi, mi facevano venire la tremarella pure gli sballoni della stazione di Gotham City.
- Basta, ci rinuncio a parlare con te. Io parto. Tu vieni o no?
- Facciamo così. Ora vado a casa, accendo la televisione e mi vedo l’ultimo programma condotto dal figlio dei Pooh, mentre mi allupo un piatto gigante di tagliatelle. Se dopo che mi sono ingozzato di pasta e ho bruciato 500 calorie con la mia nuova wii e ho digerito un digestivo all'Officina49, mi rimane ancora la voglia di fare il clandestino su una nave per i Mari del Sud te lo faccio sapere ok?
- Ok, ci si vede.
- Dove?
- In un'altra vita.
- Andare dove?
- Via. Come in quella canzone di...chi era già? Va beh, comunque "pianti tutto e te ne vai".
- Dove? Non capisco dove.
- Dio mio, sei un caso disperato. Ti piace vegetare tra cemento, mobbing da ufficio, guerre di monnezza e decadenza metropolitana? Non ti è mai venuta voglia di cambiare vita?
- Beh, sì, una volta all'asilo, credo. Volevo partire per qualche isola dei Caraibi, abitare su una barca e vivere con ciò che pescavo o coltivavo.
- Avevi l’orto sulla barca?
- Che c’entra, si dice per dire. Volevo scappare da tutto, ero decisissimo, poi però mi pappai un crescione erbe-salsiccia e mi passò ogni voglia di avventura.
- Ma insomma, io ti parlo di sogni, di prendere a calci in culo il tran tran, di colorare case, vicoli e palazzi alla Cocciante e tu non sai fare altro che ascoltarmi con quell’aria da pio bove sconfitto dalla vita.
- E dove vorresti andare? Sentiamo.
- E che ne so? All’avventura. Ho sentito dire che pure Antoine ha lasciato tutto e bordeggia per i Caraibi su un barcone con cui scarrozza i turisti danarosi.
- Antoine fece i soldi cantando di quando gli tiravano le pietre e gli saltava la tramontana. Tu che conto hai in banca?
- Banche! Conti! Mutui! Ici sulla prima Casa! Detassazione delle straminchie aliquote! Ilor, Irpef, Iva, e bastaa! Possibile che non mi sai parlare d’altro? Sei un morto. Non riesci più a sognare. Sei già nella bara e nemmeno te ne accorgi. Devi mandare affanculo questo circo del nulla e partire. Che c’è che non capisci?
- Africa, Brasile, Cuba, Alaska, Terra di Baffin o del Fuoco, si può sapere dove diavolo vuoi andare? Dimmi almeno una meta.
- La meta non ci serve. Si parte e si va dove ci porta il fato. E’ tutto già dentro di noi, quella è la meta da raggiungere. Si viaggia alla ricerca di noi stessi, ti basta come spiegazione?
- Perché dobbiamo cercare noi stessi in qualche luogo esotico e magari faticoso da raggiungere? Non potremo cercarci e magari trovarci alla pizzeria dei Calabresi? Lì fanno cose piccanti straordinarie, poi, ti rimproverano se non pulisci il piatto.
- Bah, non ti rispondo neppure. Cerca di tornare indietro nel passato. Ti ricordi di quando da ragazzi prendevamo i treni senza pagare e senza sapere dove portavano? Non avevamo paura di niente, allora. Dobbiamo ritrovare il coraggio di una volta.
- Guarda che non ho mai preso un treno senza sapere dove andava. E ho sempre avuto una paura fottuta dei controllori delle FS. Anzi, mi facevano venire la tremarella pure gli sballoni della stazione di Gotham City.
- Basta, ci rinuncio a parlare con te. Io parto. Tu vieni o no?
- Facciamo così. Ora vado a casa, accendo la televisione e mi vedo l’ultimo programma condotto dal figlio dei Pooh, mentre mi allupo un piatto gigante di tagliatelle. Se dopo che mi sono ingozzato di pasta e ho bruciato 500 calorie con la mia nuova wii e ho digerito un digestivo all'Officina49, mi rimane ancora la voglia di fare il clandestino su una nave per i Mari del Sud te lo faccio sapere ok?
- Ok, ci si vede.
- Dove?
- In un'altra vita.
lunedì
IO ODIO.
Odio l'attesa che precede qualcosa di negativo. Gli addii, che mi perseguitano. Odio le contraddizioni nelle persone. Odio i tradimenti, di qualunque genere. Gli amori che finiscono, specie quelli che finiscono naturalmente, apparentemente senza motivo. Odio i maglioni che pungono e i pelucchi nell'ombelico. Le strade che si dividono. Odio, detesto e ripudio la psicanalisi, che mi fa venire mal di testa e cattivo umore. Le imposizioni, di qualunque genere. Odio i film italiani sugli anni '70. Odio Claudia Pandolfi. Odio la lontananza, che mi perseguita insieme agli addii. Odio stare chiuso in casa, anche se a volte ci resto per mia volontà. Odio i depressi di Gotham City. Odio e mi deprime la mancanza di interessi, l'apatia, chi ha un mondo dentro e non riesce ad esternarlo. Odio gli sforzi non ripagati. Odio chi non sogna. Odio tutti voi.
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