mercoledì

RETAGGI.

Il mio Cane Comunista fa quello che vorrei fare, con meno poesia.

martedì

LA BALENA? SI FACCIA INCULARE.

È un errore credere che i momenti decisivi di una vita, in cui il cammino usuale modifica per sempre la sua direzione, debbano essere connotati da una drammaticità chiassosa e stridula e da violenti maremoti interiori. È una favola kitsch messa in circolazione da giornalisti ebbri, registi e scrittori alla ricerca spasmodica del lampo dei flash, nella cui testa le cose appaiono come nei rotocalchi scandalistici. In realtà l'esperienza che determina un drammatico cambiamento di vita ha spesso una levità incredibile. Ha talmente poca affinità con una detonazione o una fiamma ossidrica o un'esplosione vulcanica che spesso quando dispiega il suo effetto rivoluzionario e fa sì che una vita sia inondata di una luce del tutto nuova e le sia assegnata una melodia inaudita, lo fa senza strepito, silenziosamente e in questa silenziosità meravigliosa risiede la sua nobiltà particolare.

IL CALABRONE DI BATOCCO.

Il calabrone entra nella stanza illuminata, va a battere velocemente contro la lampada, le pareti, i mobili. Rumore secco delle sue zuccate.
Dopo un po' si acquatta per riprendere le forze.
Ricomincia contro la lampada, le pareti, i vetri, e daccapo contro la lampada.
Infine cade sul tavolo, zampe all'aria, la mattina dopo è secco, leggero, morto.
Non ha capito niente, ma non si può dire che non abbia tentato.

venerdì

CRETINETTI AMOROSI.

L'acqua del Naviglio leviga le pietre, l'amore che ho per te modella gli animi umani. Il nostro grande amore consiste anche nell'essere cretini insieme. E io adoro vederti sorridere.

giovedì

TU - TU - TU!

Il vento soffia
cambia le cose
e anche le pietre
diventano rose.

lunedì

LA CRITICA STRISCIA. LA CREAZIONE VOLA.

Mia cara MILF, che ne dici per una volta di abbandonare la piccola e facile critica dei difetti per la grande e difficile critica delle bellezze? Te lo consiglio, anche perché è facile criticare giustamente; quello che è difficile è AVERE DELLE IDEE.
Anche mediocri.

Tra le maggiori scoperte fatte negli ultimi tempi dall'intelligenza umana va sicuramente annoverata l'arte di giudicare i dischi senza averli ascoltati.
Lo vedi? Sei un'innovatrice.
Eppure, non so perché, più ci penso, più mi appari come quei pensionati di Ravenna che conoscono tutte le strade senza saper guidare.

sabato

PLUF.

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

lunedì

NAIEDA VON MECK.

Sono stata a un concerto e ho sentito la vostra canzone. Non saprei esprimere le mie impressioni ascoltandola: una felicità pura mi ha riempito di lacrime gli occhi. Provavo una gioia indicibile all'idea che l'autore fosse in un certo senso mio, che mi appartenesse, che nessuno potesse togliermelo. Per la prima volta da quando vi conosco, ho sentito una vostra opera in un ambiente insolito. Nella sala della Nobilta', sotto un certo aspetto avverto molte rivali, sento che mi preferite molti amici. Ma lì, in quello scenario nuovo, circondata da sconosciuti, avevo la senzazione che non poteste appartenere a nessuno con la stessa pienezza con cui appartenevate a me e che nessuno potesse rivaleggiare con me. "Qui lo possiedo e lo amo"

Naieda von Meck

AMEN.

Tutto finisce ed è l'unica cosa che dà un senso all'inizio di tutto.

sabato

NEVE AL SOLE.

Per sanare le ferite più profonde, molti hanno bisogno di lunghe sedute di psicoterapia che li aiutano a sciogliere i loro blocchi mentali. Ma ci sono persone fortunate che vedono sparire improvvisamente le loro nevrosi. Può accadere con l’aiuto di un evento eccezionale che li scuote dal loro malessere, o grazie all’intervento di un guaritore kamikaze che con pochi tocchi di compassione riesce a distruggere le loro ossessioni ingannevoli. Credo che mi stia succedendo qualcosa di simile.
Da circa sette mesi.

mercoledì

ANNA IRMA.

Basta che ti sfiori nella nuca
un momento con gli occhi quando brillano
i bambini si voltano a guardarti
avvertono la tua presenza.

martedì

aMORTE 2.

Ma secondo voi? I sentimenti, una volta morti, come li dovrò seppellire? Dovrò metterli dentro una bara?

lunedì

aMORTE.

In ogni cosa che faccio ritorno a te. E mi perdo. E mi batto. E mi basto. Piango per non ridere, rido se non piango. Cerco te, sempre e solo te, nella mappa ingiallita delle cose, tra le strade contorte di campagna, nei motel in disuso, tra la sabbia e le anatre che gridano. Anche loro gridano. Ti ritrovo solo perché riconosco l'edera, ho imparato a riconoscerla: i nervi verdi legati alle tue curve, la linfa delle forme, i segni assolati della felicità. E tu mi dici che sei normale, che non vale la pena comprare una nave per te, che l'ansia è una balena, ma io non ti credo e mi tuffo. Sono già in volo, giù per il burrone, in picchiata verso il mare, quando sento la tua voce che mi chiama. Dove sei? Sopra, sul precipizio erboso o laggiù, nell'acqua salata, con le braccia aperte legnose alberose? Alzo la testa, non ti vedo, guardo in basso, niente, non ci sei. Cado, entro in acqua, sprofondo, le bollicine armonizzano il tonfo, un'alga mi avvolge e mi trascina ancora più giù. Soffoco, mi manca l'aria. Grido. Anch'io grido. E bevo molta acqua. Troppa acqua. Muoio.
Ti cerco ormai dove non ci sei, dove non puoi essere tu che sei così viva, e riesco a vederti solo nella morte, nel dolore sommerso della tua assenza, sperando che prima o poi tornerai a prenderti il mio corpo, questo teschio quadrato e queste quattro ossa bagnate che un tempo riuscivano perfino a scaldarti. Sono morto, clinicamente morto. Un dottore mi dice di smetterla di fumare, io dico al mondo che un giorno tutto sarà cenere. Ma nononstante la morte, credimi, continuo ancora a sentire quella tua voce che mi chiama, che mi sballottola di qua e di là, e mi fa fare quello che vuole. Come un mucchio di polvere sulla spiaggia, quando d'inverno tira il vento e le barche ballano la danza del ventre.