mercoledì
lunedì
SIAMO UNA PARTE RAREFATTA DEL MONDO.
Spesso ho pensato che il NULLA fosse come morire; fosse niente. Ho cercato e avuto maestri, alcuni meravigliosi, ho fatto incontri speciali con persone straordinarie, sono scappato via da casa presto, prestissimo, per capire che amavo persone assolutamente diverse da me. Ho viaggiato senza mai muovermi troppo per tornare nel mio NULLA, nei miei silenzi a capire che non c'è maestro, non c'è NULLA, non c'è luogo.
Ci assomigliamo un po' io e te. Siamo quelli che si guardano muoversi nel mondo, a volte cazzuti a volte ferite aperte, ma sempre chiedendosi qualcosa.
C'è una scena di un film, I Cento Passi, in cui due amici parlano della bellezza e a un certo punto uno dei due dice: "io la invidio questa normalità". Ecco, io invidio la normalità di chi, diverso da me e te, ha percorsi di vita apparentemente normali, più leggeri. Perché a volte è pesante essere come noi. Tuttavia so anche che siamo una parte rarefatta del mondo, che sappiamo trasformare i dolori in qualcosa da leggere o ascoltare.
Il mondo ha bisogno di tutti: di me, di te, di quelli che si sposano, di quelli che sanno cucinare, dei contabili e degli artisti. Non conosci tutta la mia storia, ma in passato con la morale ho massacrato il mio talento; quante pippe mentali mi sono fatto quando le persone mi chiamavano "artista". Finalmente ho fatto pace con me stesso, sono una parte rarefatta del mondo e ho l'unico dovere di amarmi per quello che sono. Fossi anche un disadattato sociale per cui il mondo della musica non va bene, sono fatto così e vivrò bene solo così.
Insegui la tua leggerezza. E non permetterti mai di pensare di essere diversa da quello che sei.
Ci assomigliamo un po' io e te. Siamo quelli che si guardano muoversi nel mondo, a volte cazzuti a volte ferite aperte, ma sempre chiedendosi qualcosa.
C'è una scena di un film, I Cento Passi, in cui due amici parlano della bellezza e a un certo punto uno dei due dice: "io la invidio questa normalità". Ecco, io invidio la normalità di chi, diverso da me e te, ha percorsi di vita apparentemente normali, più leggeri. Perché a volte è pesante essere come noi. Tuttavia so anche che siamo una parte rarefatta del mondo, che sappiamo trasformare i dolori in qualcosa da leggere o ascoltare.
Il mondo ha bisogno di tutti: di me, di te, di quelli che si sposano, di quelli che sanno cucinare, dei contabili e degli artisti. Non conosci tutta la mia storia, ma in passato con la morale ho massacrato il mio talento; quante pippe mentali mi sono fatto quando le persone mi chiamavano "artista". Finalmente ho fatto pace con me stesso, sono una parte rarefatta del mondo e ho l'unico dovere di amarmi per quello che sono. Fossi anche un disadattato sociale per cui il mondo della musica non va bene, sono fatto così e vivrò bene solo così.
Insegui la tua leggerezza. E non permetterti mai di pensare di essere diversa da quello che sei.
sabato
D'IO.
Se dio venisse sulla terra sarebbe famosissimo, e tutte le televisioni pagherebbero oro per averlo in trasmissione, e le attricette starebbero con lui per far carriera. Ti rendi conto con chi sta quella? Con chi? Sta con dio! WOW.
RESURREZIONE DOPO LA PIOGGIA.
Fu nella calma resurrezione dopo la pioggia
l’asfalto rifletteva tutte le nostre macchie
un lungo addio volò come un acrobata
dalla piazza al monte
e l’attimo sparì di volto in volto
s’accesero i fanali e si levò la buia torre
contro la nostra debolezza
i secoli non ci hanno disfatti.
l’asfalto rifletteva tutte le nostre macchie
un lungo addio volò come un acrobata
dalla piazza al monte
e l’attimo sparì di volto in volto
s’accesero i fanali e si levò la buia torre
contro la nostra debolezza
i secoli non ci hanno disfatti.
venerdì
CRAZY BOY.
Da quando sei tornata "giù" al Nord, anche se siamo lontani come lo eravamo prima dei tuoi giorni qui, mi accorgo di affrontare l'ostacolo della distanza con una grande motivazione in più. Sai perché? Perché sto imparando a conservare i nostri momenti migliori con rinnovata lucidità: li metto sottovuoto, come fa mia mamma con la marmellata, e li riapro nel momento del bisogno. L'ultimo in ordine di tempo è stato quell'abbraccio che mi hai regalato dopo che abbiamo fatto l'amore, a casa di M. Quel momento su quel lettone, abbracciati l'uno all'altro come due scimmiette indiane, ha attestato fisicamente tutta la portata del nostro vicendevole immenso Sentimento. Non che non ne fossi già cosciente, sia chiaro, è solo che coglierci immersi in uno stato tanto potente da prescindere da tutta la realtà circostante, ha inciso in me un segno indelebile. Il legame che mi tiene avvinto a te è totalizzante. Altro che Supernova, a mio avviso per "metaforizzarti" non basterebbe neppure l'intero sistema solare. Capisco che quel CARO spasimante anonimo (o omonimo?) non può rendersi conto assolutamente del tuo valore, quindi faccio a meno anche di scovarlo e perseguitarlo fino al momento in cui, LIBERAMENTE, si convincerebbe che la vita monastica gli era destinata già da un po'. Detto questo, non vedo l'ora di riabbracciarti. Perché? Perchè ti MO. Come un Crazy.
giovedì
CARPE DIEM, TROTE GNAM.
Sai quando ti capita di fermarti un attimo, solo per il gusto di fermare il tempo per un attimo, in mezzo alla strada, sotto il sole delle 13:30, dopo aver inviato al tuo capo una mail di dimissioni, dopo aver atteso la sua risposta fumandoti una sigaretta, dopo aver messo in fila tutte le decisioni sbagliate degli ultimi mesi, dopo aver verbalizzato un VAFFANCULO sulla carta di un panino torinese, dopo che questo signore molisano di una certa età, che da giovane deve essere stato veramente figo, fissa nei tuoi i suoi grandi occhi azzurri, velati da quella leggera tristrezza meridionale che ormai conosci benissimo tante le volte in cui l'hai notata in questi anni...insomma, ti guarda negli occhi dopo aver saputo che non continuerai a lavorare per lui, e ti dice in pseudo-piemontese, quella lingua che ormai colleghi a tanti volti, a tanti ricordi, a cieli (già) lontani: "E' stato un piacere lavorare con te. Ti auguro tutta la felicità del mondo" e tu riesci solo a dire: "Anche per me è stato un vero piacere, comunque ci rivedremo di sicuro, perlomeno a Natale" e lui sorride e con tono paterno ti dice: "Fai il bravo". E poi esci dall'agenzia, tappezzata di foto divertenti e disegni del figlio della collega sordomiope, quella stanza che per te è ormai una seconda casa, perché vi hai trovato più che una famiglia...esci, ti avvii lungo il corridoio, stai ancora lì a pensare che era l'ultimo giorno, che persone così non le troverai probabilmente più, stai ancora a pensare se sia meglio sorridere perché torni finalmente a casa o piangere perché è proprio triste sapere che le cose finiscono così, senza darti modo di fermarti neppure un attimo perché non c'è tempo da perdere e devi vivere, in fondo tra una settimana hai tre concerti, gli ultimi prima dell'estate, e non ti puoi permettere di perdere tempo con queste sciocchezze...scendi le scale, incroci lo sguardo della ragazza gobba del bar, la saluti, pensi: "Chissà ora questa cosa penserà di uno che sorride triste"...esci di fuori, in strada, ti coglie una ventata calda, afosa, guardi il cielo sereno di Maggio, senti che il sole delle 13:30 ti avvolge i piedi e lì, in mezzo alla strada, ti fermi un attimo, solo per il gusto di fermare il tempo per un attimo...
SOB.
La tristezza del mondo assale gli esseri umani come può, ma ad assalirli sembra che ci riesca quasi sempre. Amen.
mercoledì
STEREOTIPI.
È degli uomini e di loro soltanto che bisogna aver paura, sempre. Soprattutto se indossano maschere e trucchi. Oggi pomeriggio al bar della Bionda ho incontrato un tizio vestito da pagliaccio. Voleva sfidarmi a braccio di ferro e l'ho dovuto riempire di botte. Sì, ho menato un pagliaccio, un clown, un patch adams del cazzo. Fanculo agli stereotipi: il clown triste, il terrone trenitalia, l'artista pazzo, il reggaeboy che salta come una scimmia. Morirete tutti.
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