Spesso ho pensato che il NULLA fosse come morire; fosse niente. Ho cercato e avuto maestri, alcuni meravigliosi, ho fatto incontri speciali con persone straordinarie, sono scappato via da casa presto, prestissimo, per capire che amavo persone assolutamente diverse da me. Ho viaggiato senza mai muovermi troppo per tornare nel mio NULLA, nei miei silenzi a capire che non c'è maestro, non c'è NULLA, non c'è luogo.
Ci assomigliamo un po' io e te. Siamo quelli che si guardano muoversi nel mondo, a volte cazzuti a volte ferite aperte, ma sempre chiedendosi qualcosa.
C'è una scena di un film, I Cento Passi, in cui due amici parlano della bellezza e a un certo punto uno dei due dice: "io la invidio questa normalità". Ecco, io invidio la normalità di chi, diverso da me e te, ha percorsi di vita apparentemente normali, più leggeri. Perché a volte è pesante essere come noi. Tuttavia so anche che siamo una parte rarefatta del mondo, che sappiamo trasformare i dolori in qualcosa da leggere o ascoltare.
Il mondo ha bisogno di tutti: di me, di te, di quelli che si sposano, di quelli che sanno cucinare, dei contabili e degli artisti. Non conosci tutta la mia storia, ma in passato con la morale ho massacrato il mio talento; quante pippe mentali mi sono fatto quando le persone mi chiamavano "artista". Finalmente ho fatto pace con me stesso, sono una parte rarefatta del mondo e ho l'unico dovere di amarmi per quello che sono. Fossi anche un disadattato sociale per cui il mondo della musica non va bene, sono fatto così e vivrò bene solo così.
Insegui la tua leggerezza. E non permetterti mai di pensare di essere diversa da quello che sei.
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