sabato

.

ancora una volta sei
il reggimento della mia impazienza
il fuoco della lingua
che veglia sul nostro accordo

tutto può essere

noi siamo la nostra mancanza.

FELICITA'.

Non ho camminato nei tuoi sogni,
né mi sono mostrato in mezzo alla folla,
non sono apparso nel cortile
dove pioveva o meglio cominciava
a piovere (questo verso
lo cancello e non lo sostituirò),
era allettante credere, come uno stupido,
che ti avrei incontrato presto,
eri tu che mi apparivi in sogno
(e mi prendeva una dolce tenerezza),
mi sistemavi i capelli sulle tempie.
Quell'autunno perfino le poesie
in parte mi riuscivano bene
(però mancava sempre un verso o una rima
per essere felice).

lunedì

IO E TE.

A te si arriva solo attraverso te.
Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.
Come avrei imparato la strada
se non guardavo nient'altro che te,
se la strada era dove tu andavi,
e la fine fu quando ti fermasti?
Che altro poteva esserci
più di te che ti offrivi, guardandomi?
Però adesso che esilio,
che mancanza,
e lo stare dove si sta.
Aspetto, passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa novità,
ritornare un'altra volta,
ripetere mai uguale
quello stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.

mercoledì

domenica

UN TEMPO.


Mi ricordo di quando
rimanevi stupita
del pianto nero della pece
tra i corsi del fasciame,
nei tempi di bonaccia.
C’è sempre un tempo,
in cui, beato, le tue parole,
son facile miele per l’altro,
basta niente per l’estasi,
e un tempo, dannato,
in cui neppure un cielo
a quinte sconfinato,
saprebbe indurti a pianto,
a commozione.

martedì

INELUTTABILITA'.


E noi che la felicità la pensiamo
in ascesa, sentiremmo la commozione,
che quasi ci atterra sgomenti,
per una cosa felice che cade.
(Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi, X, 110-114)

FINALMENTE.


Non esistere mi fa stare meglio.

ANCHE I CATTIVI MAESTRI SERVONO.


Ci sono tante storie fra un respiro e l’altro del mondo. Ne vediamo così poche. Osserviamo quelle che crediamo successi, scansando quelle che ci servirebbe vedere. Provo a ricordare l’uomo che correva, i vecchietti che “lei è così dolce” e gli occhialini di John Lennon. E poi torno alla mia vita, a far finta di avere dei problemi. Tipo aspettare che arrivi una mail con su scritto: "ti amo ancora Dattero".

mercoledì

SONO STANCO.


Nera la tua penna, come nero è il tuo cuore
che ha cessato di battere il suo ultimo rigore,
e mentre il Ticino, mormora in tribuna,
di nero, fiori di seppia, tingono la terra, alla piena luna.

SE PUOI SOGNARLO, PUOI FARLO. MA SE NON PUOI SOGNARLO?


"Il poeta cerca solo di mettere la testa in cielo. E' il logico che cerca di mettere il cielo dentro la propria testa. Ed è la sua testa che si spacca." Gilbert Keith Chesterton

domenica

A-MARE.


Ascolto "Oceano" di Dente e ricomincio a remare.
Ora il mio amore per te è più grande del mare.

martedì

LIVELLO LAVELLO.


Sono come la mortadella, le lenti a contatto, il fondo delle scarpe, il dentifricio. Esisto per un po' e poi finisco, gettato dal mondo nel mondo, versato nei barattoli della carne in gelatina: gatto, cane, titano, capriolo, scoiattolo, ancora cane, porco, tutto. E i tegami? i fornelli? la fantasia? Ben presto arriveranno a frantumarsi anche quelli, cercando le mie ossa in fondo al lavello, come i polli della Nutella di Genova che giocano a nascondino per ritardare la tritatura.

Tutto scricchiolerà via in un tuffo di neve-cenere, rimarrà l'acqua fredda (quella sì, rimane sempre) e io solo vagherò giù giù per le tubature come quei maledetti che pensavano di avercela fatta e invece si ritrovano a contare i pezzi, il resto della storia, la fuliggine dei corpi.

Non è facile parlare dalle fogne, soprattutto con chi non ti capisce, non è semplice nemmeno gesticolare, trovare un doppiatore, un cretino all'altezza dei cretini e dare a tutti le soluzioni che cercano. Le coppie falliscono perché non sono reali? Forse, ma l'egoismo del popolino è lo stesso che ha fatto sparire i romani duemila anni fa.

Presto toccherà anche a voi.

Prima di allora, da quaggiù, proverò ad avere una figlia a cui insegnerò come risalire: "ama chi ti ama e odia chi ti odia. Tutti quelli che conoscerai là fuori, se ancora ci sarà qualcuno, faranno esattamente il contrario".

lunedì

COMPLESSOSSESSO.

ZZZ...

Solo chi ama e rispetta la mia parte fragile avrà possibilità di attingere a piene mani dalla mia forza.

venerdì

EQUAZIONE.

T'odio quanto t'amo, pazza di cui vado pazzo!

giovedì

FALCE SUI PIEDI.

Io non sono comunista perché non me lo posso permettere.

domenica

E ORA?

E ora, Anita?
L'estate è finita,
la ghianda è colma,
la gente ci invidia,
la notte è zanzareccia,
e ora, Anita?
e ora, che è di te?
di te che non hai casa,
che prendi in giro i miei tabù,
di te che scrivi versi,
che ami, protesti?
e ora, Anita?

La tua dolce parola,
la gola, la barca,
il tuo istante di febbre,
la tua biblioteca,
il tuo giacimento d’oro,
il tuo vestito di vetro,
la tua incoerenza,
il tuo amore: e ora?

mercoledì

domenica

PLANCTON.

Sono senza barba
dove la barba sono le mie certezze
cammini sui camini spenti dell'estate
mi guardi strabica
ridi coi gatti
sfogli il quadrifoglio
e le mie quattro gambe
senza costume
non sanno fare il bagno.

giovedì

LUCERTOLE.

Sono solo, io.

lunedì

YELLOVE.

Ci sono tanti tipi di bellezza quanti sono i modi abituali di cercare la felicità.

venerdì

BAH.

Il mondo è pieno di marpioni.

lunedì

IO.

Il tempo è un fiume che mi trascina, ma sono io quel fiume;
è un tigre che mi divora, ma sono io quella tigre;
è un fuoco che mi consuma, ma sono io quel fuoco.
Il mondo, disgraziatamente, è reale;
io, disgraziatamente, sono io.

sabato

SONETTO.

Non ridere di me, che le mie lacrime
sono acqua per i fiori che hai piantato
nel mio essere infelice; e questo gli basti
per amarti sempre più e più.

Non ti dimenticare di me, che hai rivelato
la calma al mio sguardo ermo di pace
e non allontanarti da me quando sarà esaurito
in te quell'affetto in cui ti disperdi.

Non nascondermi mai il tuo viso; dimmi
sempre quel tenero addio di chi attende
un nuovo tenero addio che non tarda mai

per l'amante tuo dolcissimo che si è rifatto
alla tua pura immagine, o angelo custode
che non dai il tempo alla distanza di incaponirsi.

giovedì

LA FORZA DELLE PUPILLE.

La verità è che la musica mi ha salvato. Stasera ho visto nei suoi occhi la luce. Ce la faremo. Viva Titano.

lunedì

MARE DI CLASSE.

I miei occhi vedono elevarsi fino alle nuvole un volo di verde progressivo che l'aria intorno riempe di balsamo con tranquilla insistenza.

sabato

ERANO QUESTE MANI?

Erano queste mani che attraverso le favole
Tendevo ai sogni, erano queste mani?
Piene di desiderio, piene di vivezza
Erano queste mani a dormire mentre tenevano immagini?

Piccoli mondi chiari di biglie
Erano queste mani la vita di quei mondi?
Uguale ad un gioco d'oro soffiava
Il vento di stagione tra piume d'oro.

A fare casa di terra erano queste mani
Che ora poggiano su case che sono di terra?
Davanti ai compiti di lavoro a mano
Com'era bello pensare mangiandosi le unghie.

Da quelle linee è scomparsa
Ciò che gli indovini chiamano felicità.
Dove ha ferito quel temperino da campagnolo
Modellando lo zufolo dai rami del salice?

Erano queste mani ad uccidere il passero azzurro
Per qualche goccia di sangue ch'è vittoria e coraggio?
Nascoste sotto le coperte
Erano queste mani a non amare la notte?

Si sono separate dai cari giocattoli
Han rotto quelle minuscole bottiglie.
E dopo ogni altra, ogni altra cosa
Erano queste mani ad aprirsi a te.

mercoledì

OSSIaMORI.


Più passa il tempo, più mi accorgo che durano a lungo solo gli amori sbagliati, o meglio i cosiddetti ossimori sentimentali (neologismo datteriano): lo sciupafemmine e la sempliciotta, il tuttologo e l'indecisa, la bestia e la logorroica (bestia anch'essa, ma dotata di linguaggio-linguaccia), la matricola con la maschiaccia (chi fa l'uomo?, chi la donna?), l'artistoide con la contadina. Sono invaso da cattivi esempi, per non dire esemplari, e vorrei tornare ai tempi di Dante dove tutto era chiaro e definito. Avrei sganciato miliardi di dobloncioni pur di visitare un girone dell'Inferno dedicato agli ossiAmori. Poi mi viene un dubbio, apro la Divina Commedia e trovo la risposta: gli Ignavi. Andatevi a leggere chi sono, poi decidete che fare dei vostri sentimenti. Dante è un genio, Dente - che ci crede come Gianni Morandi - un po' meno. E Dattero? Dattero va in paradiso, dove l'aspetta l'unica donna ammessa. Tu.

martedì

TUTTO IL MIO FOLLE AMORE.

ch'io possa esser dannato se non ti amo
e se così non fosse
non capirei più niente

tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

ah, ma l'erba soavemente delicata
di un profumo che dà gli spasimi
ah, tu non fossi mai nata

tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

ma queste sono parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura con l'udito

tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

sabato

VORREI.

Così vorrei che fosse la mia ultima canzone
che fosse tenera nel dire le cose più semplici (e meno intenzionali)
che fosse ardente come un singhiozzo senza lacrime
che avesse la bellezza dei fiori quasi senza profumo
la purezza della fiamma che consuma i diamanti più puri
la passione dei suicidi che si ammazzano senza spiegazione.

mercoledì

DELIRIO LIRISMO.

Sono stufo del lirismo compassato,
del lirismo inappuntabile,
del lirismo funzionario pubblico con registro di presenze,
orario d’ufficio protocollo ed espressioni di stima per il direttore.

Sono stufo del lirismo che s’arresta per verificare sul dizionario il carattere vernacolo d’un vocabolo.

Abbasso i puristi,
tutte le parole soprattutto i barbarismi universali,
tutte le costruzioni soprattutto le sintassi d’eccezione,
tutti i ritmi soprattutto gli innumerabili.

Sono stufo del lirismo sdolcinato,
politico,
rachitico,
sifilitico.

Di ogni lirismo che capitola dinanzi a qualche cosa che gli sia estranea.

Del resto non è lirismo,
sarà contabilità tabella di coseni segretario galante dell’amante esemplare,
con cento modelli di lettere e i diversi modi di piacere alle donne, etc

Voglio piuttosto il lirismo dei folli,
il lirismo degli ubriachi,
il lirismo difficile e pungente degli ubriachi,
il lirismo dei clown di Shakespeare.

Non voglio più saperne del lirismo che non è liberazione.

giovedì

BAH.

Essere non amati, non voluti, dimenticati. È questa la grande povertà, peggio di non avere niente da mangiare.

mercoledì

CI VEDO.

Lascia che ti conduca in Sicilia, zingarella e glicine.
Andremo a raccogliere more selvatiche
ci riempiremo la bocca di semi
troveremo denti d'oro
masticheremo tabacco
disegneremo le nuvole
cercheremo i Ciclopi
sputeremo dai finestrini.
Lascia che ti conduca in Sicilia, zingarella e glicine.
Perchè senza te, il Ciclope sono io.

lunedì

SONO COME ANTEO.

Se mi butti a terra, moltiplichi le mie forze.

giovedì

POCO SQUAD.

Gente che si aggrappa alle anche, alle chiappe, ai talloni dei Titani. Gente che vive di certezze, la piadina prosciutto e formaggio, il contratto a tempo indeterminato, il parcheggio dei mongolini. Gente che crede in qualcosa, nel post punk rock etnico senegalese, in ciò che gli è stato sussurrato, nel cinema muto (che fa tanto intellettuale). Gente che si gratta una guancia, quella destra, apolitica. Gente che si accoppia, legge l'oroscopo, mangia l'insalata, che fa sempre bene, poi palestra e sauna antidepressione. Gente che è come l'Amaro Montenegro, sapore vero (dish) e si sveglia la mattina per far ripartire quella cazzo di elica dell'amico più caro. Non ci cascare Dattero: la tradizione è l'illusione dell'immortalità. Guardo avanti, giro l'angolo: ah, quanto è brava Lisa Papineau.

lunedì

NEW BALANCE.

"Mai fidarsi di un uomo in tuta". C.B.

mercoledì

ERGO EGO.

T'amo, io bove (gialla introspezione Carducciana).

martedì

CARNEVALE DI RIMINI.

Davanti a noi ci sono cose migliori di quelle che ci siamo lasciati alle spalle.
Vallo a spiegare a quei coglioni in impermeabile militare (vedi parka fish-tail).
Io li osservo e mi consulto con George: "se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano". Well, Orwell, sarà fatto.
Ora vi saluto. Vado su ebay e mi compro una Lambretta.

LOVE.

"Non sono al tuo fianco, A., io sono il tuo fianco."
"Sei la parte mancante che torna da lontano a combaciare."

lunedì

ADAMO ED EVA.

Contro la non-sincerità anche gli dei sono impotenti. Ci vorrebbe il Signore. Ma dovrebbe scendere lui di persona, non mandare il Figlio: non è il momento di fare i bambini.

sabato

SEMPRUNQUE NEOLOGISMI.

cerchiobottismo: l'attitudine di coloro che non vogliono mai assumere una posizione ben definita;

disambiguare: precisare il significato di una parola - o di un insieme di parole - che definiscono significati diversi a seconda dei contesti;

benaltrismo: dall'espressione "ci vuole ben altro", atteggiamento di chi individua l'origine o la soluzione di un problema in qualcos'altro rispetto all'affermazione dell'interlocutore o a quanto creduto comunemente;

intorpiloquare: indica lo stato di confusione che si crea quando un gran numero di termini di svariata natura, o anche attinenti a numerosi campi semantici diversi, sono introdotti in una discussione. Come in questo caso.

giovedì

WOW nr. 564760395355060677

Ti amo ogni ora di più.

mercoledì

RETAGGI.

Il mio Cane Comunista fa quello che vorrei fare, con meno poesia.

martedì

LA BALENA? SI FACCIA INCULARE.

È un errore credere che i momenti decisivi di una vita, in cui il cammino usuale modifica per sempre la sua direzione, debbano essere connotati da una drammaticità chiassosa e stridula e da violenti maremoti interiori. È una favola kitsch messa in circolazione da giornalisti ebbri, registi e scrittori alla ricerca spasmodica del lampo dei flash, nella cui testa le cose appaiono come nei rotocalchi scandalistici. In realtà l'esperienza che determina un drammatico cambiamento di vita ha spesso una levità incredibile. Ha talmente poca affinità con una detonazione o una fiamma ossidrica o un'esplosione vulcanica che spesso quando dispiega il suo effetto rivoluzionario e fa sì che una vita sia inondata di una luce del tutto nuova e le sia assegnata una melodia inaudita, lo fa senza strepito, silenziosamente e in questa silenziosità meravigliosa risiede la sua nobiltà particolare.

IL CALABRONE DI BATOCCO.

Il calabrone entra nella stanza illuminata, va a battere velocemente contro la lampada, le pareti, i mobili. Rumore secco delle sue zuccate.
Dopo un po' si acquatta per riprendere le forze.
Ricomincia contro la lampada, le pareti, i vetri, e daccapo contro la lampada.
Infine cade sul tavolo, zampe all'aria, la mattina dopo è secco, leggero, morto.
Non ha capito niente, ma non si può dire che non abbia tentato.

venerdì

CRETINETTI AMOROSI.

L'acqua del Naviglio leviga le pietre, l'amore che ho per te modella gli animi umani. Il nostro grande amore consiste anche nell'essere cretini insieme. E io adoro vederti sorridere.

giovedì

TU - TU - TU!

Il vento soffia
cambia le cose
e anche le pietre
diventano rose.

lunedì

LA CRITICA STRISCIA. LA CREAZIONE VOLA.

Mia cara MILF, che ne dici per una volta di abbandonare la piccola e facile critica dei difetti per la grande e difficile critica delle bellezze? Te lo consiglio, anche perché è facile criticare giustamente; quello che è difficile è AVERE DELLE IDEE.
Anche mediocri.

Tra le maggiori scoperte fatte negli ultimi tempi dall'intelligenza umana va sicuramente annoverata l'arte di giudicare i dischi senza averli ascoltati.
Lo vedi? Sei un'innovatrice.
Eppure, non so perché, più ci penso, più mi appari come quei pensionati di Ravenna che conoscono tutte le strade senza saper guidare.

sabato

PLUF.

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

lunedì

NAIEDA VON MECK.

Sono stata a un concerto e ho sentito la vostra canzone. Non saprei esprimere le mie impressioni ascoltandola: una felicità pura mi ha riempito di lacrime gli occhi. Provavo una gioia indicibile all'idea che l'autore fosse in un certo senso mio, che mi appartenesse, che nessuno potesse togliermelo. Per la prima volta da quando vi conosco, ho sentito una vostra opera in un ambiente insolito. Nella sala della Nobilta', sotto un certo aspetto avverto molte rivali, sento che mi preferite molti amici. Ma lì, in quello scenario nuovo, circondata da sconosciuti, avevo la senzazione che non poteste appartenere a nessuno con la stessa pienezza con cui appartenevate a me e che nessuno potesse rivaleggiare con me. "Qui lo possiedo e lo amo"

Naieda von Meck

AMEN.

Tutto finisce ed è l'unica cosa che dà un senso all'inizio di tutto.

sabato

NEVE AL SOLE.

Per sanare le ferite più profonde, molti hanno bisogno di lunghe sedute di psicoterapia che li aiutano a sciogliere i loro blocchi mentali. Ma ci sono persone fortunate che vedono sparire improvvisamente le loro nevrosi. Può accadere con l’aiuto di un evento eccezionale che li scuote dal loro malessere, o grazie all’intervento di un guaritore kamikaze che con pochi tocchi di compassione riesce a distruggere le loro ossessioni ingannevoli. Credo che mi stia succedendo qualcosa di simile.
Da circa sette mesi.

mercoledì

ANNA IRMA.

Basta che ti sfiori nella nuca
un momento con gli occhi quando brillano
i bambini si voltano a guardarti
avvertono la tua presenza.

martedì

aMORTE 2.

Ma secondo voi? I sentimenti, una volta morti, come li dovrò seppellire? Dovrò metterli dentro una bara?

lunedì

aMORTE.

In ogni cosa che faccio ritorno a te. E mi perdo. E mi batto. E mi basto. Piango per non ridere, rido se non piango. Cerco te, sempre e solo te, nella mappa ingiallita delle cose, tra le strade contorte di campagna, nei motel in disuso, tra la sabbia e le anatre che gridano. Anche loro gridano. Ti ritrovo solo perché riconosco l'edera, ho imparato a riconoscerla: i nervi verdi legati alle tue curve, la linfa delle forme, i segni assolati della felicità. E tu mi dici che sei normale, che non vale la pena comprare una nave per te, che l'ansia è una balena, ma io non ti credo e mi tuffo. Sono già in volo, giù per il burrone, in picchiata verso il mare, quando sento la tua voce che mi chiama. Dove sei? Sopra, sul precipizio erboso o laggiù, nell'acqua salata, con le braccia aperte legnose alberose? Alzo la testa, non ti vedo, guardo in basso, niente, non ci sei. Cado, entro in acqua, sprofondo, le bollicine armonizzano il tonfo, un'alga mi avvolge e mi trascina ancora più giù. Soffoco, mi manca l'aria. Grido. Anch'io grido. E bevo molta acqua. Troppa acqua. Muoio.
Ti cerco ormai dove non ci sei, dove non puoi essere tu che sei così viva, e riesco a vederti solo nella morte, nel dolore sommerso della tua assenza, sperando che prima o poi tornerai a prenderti il mio corpo, questo teschio quadrato e queste quattro ossa bagnate che un tempo riuscivano perfino a scaldarti. Sono morto, clinicamente morto. Un dottore mi dice di smetterla di fumare, io dico al mondo che un giorno tutto sarà cenere. Ma nononstante la morte, credimi, continuo ancora a sentire quella tua voce che mi chiama, che mi sballottola di qua e di là, e mi fa fare quello che vuole. Come un mucchio di polvere sulla spiaggia, quando d'inverno tira il vento e le barche ballano la danza del ventre.

venerdì

ED ERO IO.

Tu vivi sempre nei tuoi atti,
con la punta delle dita
sfiori il mondo, gli strappi
aurore, trionfi, colori,
allegrie: è la tua musica.
La vita è ciò che tu suoni.

E mai ti sei sbagliata,
solo una volta, una notte
che t'invaghisti di un'ombra
- l'unica che ti è piaciuta -.
Un'ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.

martedì

( ) ( )

Sulle note del silenzio ti penso.
Anch'io imparerò a suonarlo.

venerdì

GREYellow.

- Ti viene mai voglia di lasciare tutto e andare?
- Andare dove?
- Via. Come in quella canzone di...chi era già? Va beh, comunque "pianti tutto e te ne vai".
- Dove? Non capisco dove.
- Dio mio, sei un caso disperato. Ti piace vegetare tra cemento, mobbing da ufficio, guerre di monnezza e decadenza metropolitana? Non ti è mai venuta voglia di cambiare vita?
- Beh, sì, una volta all'asilo, credo. Volevo partire per qualche isola dei Caraibi, abitare su una barca e vivere con ciò che pescavo o coltivavo.
- Avevi l’orto sulla barca?
- Che c’entra, si dice per dire. Volevo scappare da tutto, ero decisissimo, poi però mi pappai un crescione erbe-salsiccia e mi passò ogni voglia di avventura.
- Ma insomma, io ti parlo di sogni, di prendere a calci in culo il tran tran, di colorare case, vicoli e palazzi alla Cocciante e tu non sai fare altro che ascoltarmi con quell’aria da pio bove sconfitto dalla vita.
- E dove vorresti andare? Sentiamo.
- E che ne so? All’avventura. Ho sentito dire che pure Antoine ha lasciato tutto e bordeggia per i Caraibi su un barcone con cui scarrozza i turisti danarosi.
- Antoine fece i soldi cantando di quando gli tiravano le pietre e gli saltava la tramontana. Tu che conto hai in banca?
- Banche! Conti! Mutui! Ici sulla prima Casa! Detassazione delle straminchie aliquote! Ilor, Irpef, Iva, e bastaa! Possibile che non mi sai parlare d’altro? Sei un morto. Non riesci più a sognare. Sei già nella bara e nemmeno te ne accorgi. Devi mandare affanculo questo circo del nulla e partire. Che c’è che non capisci?
- Africa, Brasile, Cuba, Alaska, Terra di Baffin o del Fuoco, si può sapere dove diavolo vuoi andare? Dimmi almeno una meta.
- La meta non ci serve. Si parte e si va dove ci porta il fato. E’ tutto già dentro di noi, quella è la meta da raggiungere. Si viaggia alla ricerca di noi stessi, ti basta come spiegazione?
- Perché dobbiamo cercare noi stessi in qualche luogo esotico e magari faticoso da raggiungere? Non potremo cercarci e magari trovarci alla pizzeria dei Calabresi? Lì fanno cose piccanti straordinarie, poi, ti rimproverano se non pulisci il piatto.
- Bah, non ti rispondo neppure. Cerca di tornare indietro nel passato. Ti ricordi di quando da ragazzi prendevamo i treni senza pagare e senza sapere dove portavano? Non avevamo paura di niente, allora. Dobbiamo ritrovare il coraggio di una volta.
- Guarda che non ho mai preso un treno senza sapere dove andava. E ho sempre avuto una paura fottuta dei controllori delle FS. Anzi, mi facevano venire la tremarella pure gli sballoni della stazione di Gotham City.
- Basta, ci rinuncio a parlare con te. Io parto. Tu vieni o no?
-­ Facciamo così. Ora vado a casa, accendo la televisione e mi vedo l’ultimo programma condotto dal figlio dei Pooh, mentre mi allupo un piatto gigante di tagliatelle. Se dopo che mi sono ingozzato di pasta e ho bruciato 500 calorie con la mia nuova wii e ho digerito un digestivo all'Officina49, mi rimane ancora la voglia di fare il clandestino su una nave per i Mari del Sud te lo faccio sapere ok?
- Ok, ci si vede.
- Dove?
- In un'altra vita.

CLIC. BUM. AH.

È una vera fortuna per la comunità che io non sia un criminale.

lunedì

IO ODIO.

Odio l'attesa che precede qualcosa di negativo. Gli addii, che mi perseguitano. Odio le contraddizioni nelle persone. Odio i tradimenti, di qualunque genere. Gli amori che finiscono, specie quelli che finiscono naturalmente, apparentemente senza motivo. Odio i maglioni che pungono e i pelucchi nell'ombelico. Le strade che si dividono. Odio, detesto e ripudio la psicanalisi, che mi fa venire mal di testa e cattivo umore. Le imposizioni, di qualunque genere. Odio i film italiani sugli anni '70. Odio Claudia Pandolfi. Odio la lontananza, che mi perseguita insieme agli addii. Odio stare chiuso in casa, anche se a volte ci resto per mia volontà. Odio i depressi di Gotham City. Odio e mi deprime la mancanza di interessi, l'apatia, chi ha un mondo dentro e non riesce ad esternarlo. Odio gli sforzi non ripagati. Odio chi non sogna. Odio tutti voi.

mercoledì

A.

Stringimi forte, fammi fermare l’abbraccio di me stesso, già mi sono salutato abbastanza.

lunedì

SIAMO UNA PARTE RAREFATTA DEL MONDO.

Spesso ho pensato che il NULLA fosse come morire; fosse niente. Ho cercato e avuto maestri, alcuni meravigliosi, ho fatto incontri speciali con persone straordinarie, sono scappato via da casa presto, prestissimo, per capire che amavo persone assolutamente diverse da me. Ho viaggiato senza mai muovermi troppo per tornare nel mio NULLA, nei miei silenzi a capire che non c'è maestro, non c'è NULLA, non c'è luogo.

Ci assomigliamo un po' io e te. Siamo quelli che si guardano muoversi nel mondo, a volte cazzuti a volte ferite aperte, ma sempre chiedendosi qualcosa.

C'è una scena di un film, I Cento Passi, in cui due amici parlano della bellezza e a un certo punto uno dei due dice: "io la invidio questa normalità". Ecco, io invidio la normalità di chi, diverso da me e te, ha percorsi di vita apparentemente normali, più leggeri. Perché a volte è pesante essere come noi. Tuttavia so anche che siamo una parte rarefatta del mondo, che sappiamo trasformare i dolori in qualcosa da leggere o ascoltare.

Il mondo ha bisogno di tutti: di me, di te, di quelli che si sposano, di quelli che sanno cucinare, dei contabili e degli artisti. Non conosci tutta la mia storia, ma in passato con la morale ho massacrato il mio talento; quante pippe mentali mi sono fatto quando le persone mi chiamavano "artista". Finalmente ho fatto pace con me stesso, sono una parte rarefatta del mondo e ho l'unico dovere di amarmi per quello che sono. Fossi anche un disadattato sociale per cui il mondo della musica non va bene, sono fatto così e vivrò bene solo così.

Insegui la tua leggerezza. E non permetterti mai di pensare di essere diversa da quello che sei.

sabato

D'IO.

Se dio venisse sulla terra sarebbe famosissimo, e tutte le televisioni pagherebbero oro per averlo in trasmissione, e le attricette starebbero con lui per far carriera. Ti rendi conto con chi sta quella? Con chi? Sta con dio! WOW.

RESURREZIONE DOPO LA PIOGGIA.

Fu nella calma resurrezione dopo la pioggia
l’asfalto rifletteva tutte le nostre macchie
un lungo addio volò come un acrobata
dalla piazza al monte
e l’attimo sparì di volto in volto
s’accesero i fanali e si levò la buia torre
contro la nostra debolezza
i secoli non ci hanno disfatti.

venerdì

CRAZY BOY.

Da quando sei tornata "giù" al Nord, anche se siamo lontani come lo eravamo prima dei tuoi giorni qui, mi accorgo di affrontare l'ostacolo della distanza con una grande motivazione in più. Sai perché? Perché sto imparando a conservare i nostri momenti migliori con rinnovata lucidità: li metto sottovuoto, come fa mia mamma con la marmellata, e li riapro nel momento del bisogno. L'ultimo in ordine di tempo è stato quell'abbraccio che mi hai regalato dopo che abbiamo fatto l'amore, a casa di M. Quel momento su quel lettone, abbracciati l'uno all'altro come due scimmiette indiane, ha attestato fisicamente tutta la portata del nostro vicendevole immenso Sentimento. Non che non ne fossi già cosciente, sia chiaro, è solo che coglierci immersi in uno stato tanto potente da prescindere da tutta la realtà circostante, ha inciso in me un segno indelebile. Il legame che mi tiene avvinto a te è totalizzante. Altro che Supernova, a mio avviso per "metaforizzarti" non basterebbe neppure l'intero sistema solare. Capisco che quel CARO spasimante anonimo (o omonimo?) non può rendersi conto assolutamente del tuo valore, quindi faccio a meno anche di scovarlo e perseguitarlo fino al momento in cui, LIBERAMENTE, si convincerebbe che la vita monastica gli era destinata già da un po'. Detto questo, non vedo l'ora di riabbracciarti. Perché? Perchè ti MO. Come un Crazy.

giovedì

CARPE DIEM, TROTE GNAM.

Sai quando ti capita di fermarti un attimo, solo per il gusto di fermare il tempo per un attimo, in mezzo alla strada, sotto il sole delle 13:30, dopo aver inviato al tuo capo una mail di dimissioni, dopo aver atteso la sua risposta fumandoti una sigaretta, dopo aver messo in fila tutte le decisioni sbagliate degli ultimi mesi, dopo aver verbalizzato un VAFFANCULO sulla carta di un panino torinese, dopo che questo signore molisano di una certa età, che da giovane deve essere stato veramente figo, fissa nei tuoi i suoi grandi occhi azzurri, velati da quella leggera tristrezza meridionale che ormai conosci benissimo tante le volte in cui l'hai notata in questi anni...insomma, ti guarda negli occhi dopo aver saputo che non continuerai a lavorare per lui, e ti dice in pseudo-piemontese, quella lingua che ormai colleghi a tanti volti, a tanti ricordi, a cieli (già) lontani: "E' stato un piacere lavorare con te. Ti auguro tutta la felicità del mondo" e tu riesci solo a dire: "Anche per me è stato un vero piacere, comunque ci rivedremo di sicuro, perlomeno a Natale" e lui sorride e con tono paterno ti dice: "Fai il bravo". E poi esci dall'agenzia, tappezzata di foto divertenti e disegni del figlio della collega sordomiope, quella stanza che per te è ormai una seconda casa, perché vi hai trovato più che una famiglia...esci, ti avvii lungo il corridoio, stai ancora lì a pensare che era l'ultimo giorno, che persone così non le troverai probabilmente più, stai ancora a pensare se sia meglio sorridere perché torni finalmente a casa o piangere perché è proprio triste sapere che le cose finiscono così, senza darti modo di fermarti neppure un attimo perché non c'è tempo da perdere e devi vivere, in fondo tra una settimana hai tre concerti, gli ultimi prima dell'estate, e non ti puoi permettere di perdere tempo con queste sciocchezze...scendi le scale, incroci lo sguardo della ragazza gobba del bar, la saluti, pensi: "Chissà ora questa cosa penserà di uno che sorride triste"...esci di fuori, in strada, ti coglie una ventata calda, afosa, guardi il cielo sereno di Maggio, senti che il sole delle 13:30 ti avvolge i piedi e lì, in mezzo alla strada, ti fermi un attimo, solo per il gusto di fermare il tempo per un attimo...

SOB.

La tristezza del mondo assale gli esseri umani come può, ma ad assalirli sembra che ci riesca quasi sempre. Amen.

mercoledì

STEREOTIPI.

È degli uomini e di loro soltanto che bisogna aver paura, sempre. Soprattutto se indossano maschere e trucchi. Oggi pomeriggio al bar della Bionda ho incontrato un tizio vestito da pagliaccio. Voleva sfidarmi a braccio di ferro e l'ho dovuto riempire di botte. Sì, ho menato un pagliaccio, un clown, un patch adams del cazzo. Fanculo agli stereotipi: il clown triste, il terrone trenitalia, l'artista pazzo, il reggaeboy che salta come una scimmia. Morirete tutti.